Simone Butturini

Una realtà silenziosa in una dimensione irreale

Quando voglio conoscere una forma in un primo momento la circuisco con ampi gesti studiandone le  caratteristiche con un segno rapido e sintetico, poi lentamente mi avvicino sempre più plasmandone la forma con materiche corpose pennellate che fanno attrito con la secchezza dell’imprimitura e con la trama della tela: una continua lotta carica di emozioni, fino a quando entro in possesso della forma facendola mia.

Nel silenzio apparente delle stanze gli oggetti, comò, vasche da bagno, tavole imbandite per ipotetiche colazioni, sedie vuote, porzioni di spazi  naturali e urbani divengono i veri protagonisti della messa in scena della vita come in un teatrino, evocando le memorie del quotidiano in cui tutto è sublimato da una luce metafisica che disegna impalpabili frammenti d’immagini.

Una rappresentazione simbolica della realtà  che lentamente si delinea sulla tela attraverso un gesto ricorsivo che rielabora e metabolizza le fasi  in un continuo divenire facendo emergere dall’interno l’invisibile  per renderlo  esplicito sulla tela. La mia ricerca pittorica e rivolta  ad utilizzare tecniche contemporanee assieme all’utilizzo di strumentazione antica come ad esempio nell’uso di pennelli d’affresco per stendere colori acrilici o smalti, o la stessa imprimitura di base per la tela vergine che si avvale di prodotti nell’ambito edilizio per esterni con componenti al quarzo. Altro aspetto e come vengono impiegate le terre colorate che una volta diluite e stese a larghe pennellate  in funzioni di patine vengono successivamente tolte con uno straccio fino a creare una sottile pellicola opaca  che esalta  dove vi è maggior spessore la materia biancastra degli smalti interrompendo la struttura dell’insieme e facendola vibrare di luce propria.

 Simone Butturini  

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