Luca Massimo Barbero

Pittura come concretezza di un sogno terreno

[…] L’attuale civiltà, legata sempre più indissolubilmente al problema dell’immagine, è condotta dai media al considerare l’immagine un fatto puramente transitorio, legato all’effimero apparire e al conseguente scomparire, andarsene. Ed è qui che risiede forse il problema del pittore, del creatore di “figura pittorica”, rispetto alla sua controparte, oramai forte e presente, del creatore di immagini della comunicazione sociale, pubblica, spesso pubblicitaria. Ci si confonde troppo di sovente: si richiede alla pittura contemporanea la necessità di assecondare con la propria presenza figurale i tempi e le risultanti delle consorelle della comunicazione mediatica, copiarne l’impatto, la seduzione immediata, la percezione istantanea così come la transitorietà. In questo affiancarsi fratricida risiedono le difficoltà di nuova comprensione, di distensione e d’avvicinamento tra pittura e grande pubblico, il pubblico più vasto. Così come gli Impressionisti ebbero a misurarsi con la neonata fotografia, con la più veloce e grafica tecnica della litografia, con l’illustrazione, facendo rinascere il senso del dipingere, il pittore attuale si confronta e deve necessariamente affrontare le diversità e l’enorme quantità di produzione di immagini tramite ogni mezzo meccanico e non, che il contemporaneo riversa sul mondo dell’uomo, sul suo sguardo sempre più colmo, assuefatto e quindi in volontaria distrazione.

[…] A questa generazione appartiene anagraficamente e come cultura Simone Butturini. Cresciuto nell’alveo di una corrente di cultura figurativa e pittorica come quella veneta e veronese in particolare, Butturini intraprende il cammino delle arti figurative distinguendo da subito le sue priorità, fantasie, desideri, tutti legati all’intimità sognata del fare pittorico, del dipingere. La sua generazione per paradosso e per coincidenza temporale si sviluppa e prende coscienza del mondo e del sistema delle arti in un momento in cui la polemica concettuale e politica ha già maturato il suo grande impatto che è andato stemperandosi in un trionfante predominio di quella temperie in contrasto apertamente con la pittura legata alla tradizione, alla maestria, alla dedizione, alla tecnica. Forse anche per questo motivo, per questo placarsi d’ogni polemica  esterna al fare poetica, un artista come Butturini ha potuto affrontare il dipingere come mezzo assoluto del narrare, del presentare un modo particolare attraverso le immagini del dipinto.

[…] Nel teatro della pittura di Butturini, nella sua volontà di poter ancora dipingere un mondo, di poter aprire alla percezione lo spessore poetico della pittura, l’uomo è poeta colto e maestro ma soprattutto è protagonista di un mondo di valori percorsi dalla semplicità della bellezza e dell’intimità della visione, quasi la pittura abbia dato concretezza a un sogno terreno.

Luca Massimo Barbero

Tratto da L.M. Barbero (a cura di), Simone Butturini.

Evocazione e intimità, Vallecchi, Firenze 2001, pp. 5-7.